forse possiamo anche fare una mappa per perdersi

Installazione site specific di arte pubblica a modalità partecipativa

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Il progetto consiste in un intervento di arte pubblica temporaneo risultato da una collaborazione con un gruppo di bambini e bambine della scuola dell’infanzia. Tale collaborazione, in forma di laboratorio artistico, ha prodotto una serie di mappe immaginarie della città prodotte da un insieme di testi e disegni fatti dai bambini. le mappe sono poi state proiettate a terra in tre punti del tragitto che collega Piazza Libertà al Museo d’Arte Contemporanea di Lissone.

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Il laboratorio, suddiviso in 6 incontri, ha portato i bambini  e le bambine a riflettere sul tema della città e della sua rappresentazione, sul ruolo del museo e dell’arte in generale e sul significato della condivisione di un progetto.

L’intento di questo progetto è quello di proporre ai cittadini di Lissone un progetto partecipativo che coinvolga la città attraverso i pensieri e gli sguardi dei suoi abitanti più piccoli, e che avvicini i bambini e le bambine (e con loro le loro famiglie) al museo mediante un’esperienza di gioco, di scoperta e di ricerca.

Seguendo un percorso già intrapreso da tempo, che nasce da un interesse  particolare per la sfera del sociale e predilige una metodologia progettuale partecipativa, l’obbiettivo di questo lavoro è quello di cercare di avvicinare il pubblico ai luoghi dell’arte attraverso un processo in cui i cittadini diventano attori e non solo spettatori dell’opera, partecipando attivamente alla produzione culturale e alla trasformazione, seppur temporanea, della loro città.

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Il lavoro è infatti inteso anche come progetto di arredo urbano che si contrappone in tono leggero e giocoso all’iconografia stereotipata delle luminarie natalizie. Proponendo frasi e immagini inconsuete in luoghi inaspettati, il desiderio è quello di creare uno scarto, o corto circuito, nell’esperienza e conseguente interpretazione del paesaggio urbano.

Inoltre l’immaterialità delle proiezioni, anche rispetto alle insegne luminose, riflette l’idea di città come contemporaneità di eventi in continuo processo di trasformazione e propone un intervento delicato e fluido, antitetico all’idea statica e pesante del monumento.

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Il ruolo degli artisti diventa quindi quello di dare voce alle persone coinvolte creando uno spazio di scambio e relazione e attivando un processo di conoscenza condivisa e collaborazione.

Trattandosi di una riflessione sulla città e sul ruolo che l’arte può assumere all’interno del tessuto urbano, coinvolgere dei bambini molto piccoli significa coinvolgere i cittadini del futuro, che sono al contempo anche cittadini del presente. I bambini e le bambine, con la loro intuizione, sensibilità e saggezza naturale, hanno il dono di esprimere cose importanti e concetti profondi con parole semplici e leggere. Con il loro punto di vista che sta un po’ più in basso di quello degli adulti, i piccoli hanno la capacità di cogliere immagini inaspettate della quotidianità e di vivere la città soprattutto come spazio relazionale, come luogo di luoghi, come rete di possibili incontri.

Essi appaiono in grado di leggere il “testo urbano” che si dipana davanti ai loro occhi e ci dicono chiaramente che gli uomini e le donne, e con loro i bambini e le bambine, non sono nella città ma sono la città. Le sue case, le sue strade, i suoi profumi, sono il loro pensiero e il loro riflesso, essendo, come loro, in perenne mutazione.

I bambini ci offrono infine un sentimento prezioso, non solo per l’abitare e conoscere la città ma per il vivere e il comprendere l’arte: la meraviglia, che permette di vedere nell’usuale e nel quotidiano, cose che i più non vedono.

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Ed è in questo sentimento di meraviglia che sta la scelta del titolo. L’ossimoro “una mappa per perdersi” significa quindi per gli artisti, e forse per il bambino che ha pronunciato la frase, una mappa per raggiungere un luogo inaspettato e sconosciuto, che magari è dietro l’angolo, ma che non avevamo mai visto. L’atto di perdersi, abbandonando la sua accezione negativa, diviene così gioco e metafora di scoperta, come nella migliore tradizione della “deriva” Situazionista.

Le parole e le immagini della città raccontata dai bambini costituiscono così una sorta di mappa di costellazioni, come un cielo notturno capovolto, che invece di stare in alto appare ‘meravigliosamente’ sotto i piedi di chi passa.

Seguendo le tracce luminose, come in gioco di caccia al tesoro, il pubblico viene così guidato da Piazza Libertà, centro simbolico della città, verso il Museo, promotore di questo progetto e di varie iniziative culturali nella città.

 

 

Video documentazione della mostra, Lissone (MB) 3.10.2009 – 31.01.2010

http://www.undo.net/it/videofocus/1265534463

Videoproduzione UnDo.Net. Video realizzato da Marc Vincent Kalinka. Durata: 8’14”